Trofeo “Mario Pisaneschi”

Domenica 3 maggio 2015, in occasione della ventunesima partita del campionato di serie B, il derby Rugby Parma vs Amatori Parma Rugby, il trofeo al miglior giocatore (il numero 8 Juan Martín Soffredini) è stato intitolato a Mario Pisaneschi, per ricordare l’amico Mario, scomparso nel 1993.

Pisaneschi giocò nella Rugby Parma per ben 19 anni, dal 1941 al 1959. Al termine di una entusiasmante carriera, arrivò a vestire per 245 volte la maglia gialloblu, realizzando 16 mete, 122 trasformazioni, 67 calci piazzati e 10 drop, per un totale di 523 punti, terzo in assoluto nella storia della nostra Società, dopo Gigi Capitani e Vittorio Mutti. Indossò anche per 11 volte la maglia azzurra della Nazionale.

Giocava abitualmente mediano di mischia e, insieme al mediano di apertura Maurizio Carli, costituì la migliore coppia italiana di mediani degli anni ’50; in campo, il suo numero era il 7, anziché il 9, perché a quei tempi la numerazione partiva dall’estremo, che aveva il numero 1.

Mario contribuì notevolmente a vincere tutti e tre gli storici scudetti della Rugby Parma e fu uno tra i pochissimi a compiere questa grande impresa: Emilio Andina, Gianni Aiolfi, Giorgio Fornari, Primo Masci, Mario Percudani e Giovanni Re, giocando con Lanfranchi, Del Bono, Belledi, Tedeschi, Guerrini, Barbarini, Borri ed altri ancora. Nel 1949/50 il presidente era Guido Meli Lupi di Soragna, gli allenatori Mario Pirazzoli e Tonino Franchi; nel 1954/55 il presidente era Giuseppe Banchini, l’allenatore Giustino Fereoli; nel 1956/57 il presidente era ancora Giuseppe Banchini, l’allenatore Gianni Del Bono.

Mimmo Mancini ricorda con affetto e nostalgia le migliaia di volte in cui Mario, in allenamento e in partita, pronunciava il suo nome, “Mimmo”, prima di inserire il pallone nella mischia per il tallonatore Mancini. Racconta che Pisaneschi

“da mediano di mischia “apriva” in modo unico e straordinario, come sapeva fare solo lui, e per questo era ammirato anche all’estero, nelle partite internazionali; era impegnato moltissimo con il lavoro e contemporaneamente con lo studio, di conseguenza si allenava poco, ma nonostante questo, con le sue grandi capacità tecniche, tattiche ed agonistiche, era diventato titolare della Nazionale. Era davvero straordinario tecnicamente, e in campo aveva l’intelligenza di interpretare e comprendere tutte le fasi di gioco della partita prima dell’avversario”.

Ricorda affettuosamente Totò Zibana:

“ricordare Mario é facile per noi che lo abbiamo avuto capitano; per noi giovani era un esempio, magari si allenava poco, ma era sempre fra i migliori in campo ed era un vero capitano coraggioso. Nella vita aveva realizzato quanto tutti noi avremmo voluto fare; intelligenza acuta e pronta, ottenne due lauree lavorando in un Ente. Decise di fare il medico, lavorando duramente fino a diventare Direttore delle Terme di Tabiano (fra le più apprezzate in Italia) ed anche docente universitario. Mario é stato un esempio che, quando si vuole, e se ne hanno le capacità, si possono ottenere traguardi eccezionali. Lui amava definirsi “Mario Pisaneschi, Medico e Rugbista”. Sono onorato che Mario mi sia stato compagno di squadra, ma soprattutto amico”.

Con grande affetto, Donatella Pisaneschi, figlia di Mario, ricorda che

“oltre allo studio (diploma magistrale, diploma di liceo scientifico, laurea in veterinaria e laurea in medicina) la sua grande passione era il rugby, a cui si era dedicato ottenendo brillanti risultati (e divertendosi moltissimo!!). Era un vero lottatore, perseguiva i suoi scopi con un misto di dedizione e volontà che poi, alla lunga, gli hanno permesso di diventare ciò che voleva. Quello che faceva nel rugby l’ha realizzato nella vita: sempre in meta! In questo senso il rugby era lo sport che più si confaceva al suo carattere: lo scontro non gli faceva paura, era molto generoso con gli amici, poco concedeva agli avversari, pur sempre nel più assoluto rispetto e nella più sincera lealtà…”

Il rugby e la Rugby Parma furono per lui una grande palestra e scuola di vita. Pisaneschi era uno degli uomini “di ferro”, fisicamente e mentalmente, forgiati dalla seconda guerra mondiale, dalla “guerra civile” e poi dal dopoguerra e che contribuirono a ricostruire l’Italia ma che riuscirono anche ad allenarsi e a giocare a rugby alla domenica su campi privi d’erba e duri come il cemento, o con tanto fango che impediva quasi di correre.

A partire da domenica 3 maggio 2015, anche la famiglia di Mario Pisaneschi – la moglie Rita e la figlia Donatella – è entrata a pieno titolo a far parte del “Club dei Cuori gialloblu”.

Le foto provengono dall’archivio personale di Rita e Donatella Pisaneschi, dal libro di Piero Saccenti “RUGBY PARMA F.C. – 50 anni di cronaca” e dal libro di Silvio Bocchi “RUGBY PARMA F.C. – 75 anni di cronaca”.

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